Cesmi - Italia - Centro Studi Medicina Integrata - Palermo - Lucca
Home | Terapeuti e Consulenti | Tecniche Complementari | Dove Siamo | Attività | Corsi | Link | Contatti
GRANO DURO ANTICO SICILIANO (GDAS) TRITICUM DURUM IN SINDROME DA INTESTINO IRRITABILE (IBS)

 

G. Pravatà*, A. Guzzardo*, RM Calderone*, C. Calì*, P. Priola*, L. Tarantino*, R. Spatafora,* S. Vitale*, C. Ribaudo*, E. Cottone**, N. Locorotondo***,M. D'Alessandro***, G. Minardo§,Laboratori AINUC Roma, Alfredo Tamburini§§
*studio clinico pilota del Centro studi di medicina integrata Palermo – **Consiglio Nazionale Chimici – §§ Legambiente - ***Locorotondo Laboratori Alta Specializzazione Palermo – §Pastificio Giorgio Minardo Modica – Laboratori AINUC Roma, con il Patrocinio Ordine dei medici di Palermo

INTRODUZIONE
Il Centro studi di medicina integrata (CeSMI) ha realizzato uno studio clinico pilota preliminare al Trial clinico, relativo al Progetto GDAS, dal titolo “Grano duro antico siciliano Triticum Durum nella sindrome dell’intestino irritabile (IBS)”. Lo studio nasce dalla convergenza di tre idee progettuali sulla questione delle intolleranze alimentari ai prodotti del grano: Progetto GDAS. Da un lato l’idea del CeSMI che ha ipotizzato il beneficio clinico dell’uso del grano antico siciliano (GDSA) nella sindrome IBS, per le proprietà organolettiche qualitativamente superiori al grano di uso comune, come il grano Timilia (Triticum Durum), dall’altro l'idea Consiglio Nazionale dei Chimici sulla modifica della composizione di alcuni costituenti della pasta per effetto di nuove tecniche di lavorazione, e l'idea di Legambiente del recupero dei grani siciliani nell’ottica che ha portato alla loro creazione del “Manifesto della Nuova Agricoltura.
Il CeSMI ha provveduto ad una verifica medica di 30 volontari con la collaborazione di medici, psicologa, biologhe nutrizioniste e si è avvalso della collaborazione del Gruppo Locorotondo Laboratori ad Alta Specializzazione Labs S.r.l Palermo, dei Laboratori AINUC per i tests Cytotex.
Il Consiglio Nazionale dei Chimici ha messo a disposizione la teorizzazione chimica.
Legambiente ha vagliato la coltura di GDAS ed individuato nel grano Timilia, proveniente da coltivazione biologica, il grano adatto allo studio ed indicato nel pastificio Minardo il fornitore della pasta di grano Timilia per tutta la durata dello studio.
I vari soggetti hanno concordato di produrre lo studio pilota del tutto gratuitamente e successivamente, sulla base di questo studio e su una prima verifica all'ipotesi avanzata dall' Università di Palermo e dal CNC, poi sfociare in un progetto a maggiore scala “Progetto GDAS”.
Il presupposto dello studio si basa sull’aumento di incidenza di sintomi legati alla sindrome del intestino irritabile (IBS), negli ultimi 10 anni.
In particolar modo la crescita esponenziale dei sintomi come gonfiore addominale, disturbi dell’alvo ed alterazioni della consistenza fecale,- presenti in concomitanza all’assunzione di
pasta e pane di frumento commercializzati dalle grandi distribuzioni e dai panificatori nazionali che utilizzano farina di provenienza varia-, ipotizziamo sia legata alla presenza nelle farine in commercio di sostanze azotate in eccesso.
Il grano duro antico siciliano (GDAS) al contrario degli altri grani che si trovano comunemente in commercio, è a basso contenuto proteico ed è coltivato con volumi di sostanze azotate inferiori (coltivazione biologica) rispetto alla maggior parte dei grani presenti in commercio sul territorio nazionale.
OBIETTIVI
1. verificare in soggetti con IBS, - che empiricamente associano la comparsa dei sintomi maggiori dolore e/o gonfiore addominale, alterazione della frequenza dell’alvo e consistenza delle feci all’assunzione di pasta e pane di frumento in commercio sul territorio nazionale-, se l’assunzione di GDAS sotto forma di prodotti tradizionali migliora e/o determina la scomparsa dei sintomi legati all’assunzione di frumento;
2. diffondere la cultura che il GDAS ha proprie caratteristiche merceologiche che rendono il prodotto di sua derivazione più digeribile di altri grani in commercio
RISULTATI
Lo studio pilota ha avuto la durata di 30 giorni suddiviso in tre periodi, inizio, metà e fine studio (T1-T2-T3), durante i quali i 30 volontari sono stati sottoposti a visita medica, consulenza nutrizionista con diario alimentare e tests impedenziometrici mirati a rilevare variazioni sintomatologiche, di abitudini alimentari, di cambiamenti fisici (peso, massa corporea, etc), di variazioni sintomatologiche psicofisiche percepite dai volontari attraverso questionari di rilevazione dati psicofisici e di fascinazione psicologica.
I volontari hanno introdotto nella loro tipica alimentazione l’uso della pasta di grano Timilia al posto della pasta che consumavano regolarmente. Non è stata variata la loro dieta abituale tranne che per l’uso di pane e altri prodotti da forno che contenessero grano. E’ stato consentito soltanto il pane o altri prodotti da forno senza glutine (qualche volontario arbitrariamente ha introdotto pane con farina Timilia).
I volontari non hanno assunto integratori, farmaci carminativi, tisane digestive.
Esclusi dallo studio a T1 1 volontari per Prick test positivo a graminacee e segale.
Ritirati volontariamente a T1 per impossibilità ed incapacità a seguire le indicazioni fornite 2 volontari.
Ritirati volontariamente a T2 per incapacità a seguire le indicazioni fornite 3 volontari.
Ritirati volontariamente a T3 per incapacità a seguire le indicazioni fornite 2 volontari.
Presenti nello studio 22 volontari (3 M e 19 F) di età media 44 anni con range 19-63 anni prevalente scolarizzazione secondaria superiore.
Lo studio pilota ha evidenziato una serie di interessanti dati relativi alla tipizzazione genetica HLA associata alla celiachia, alla variazione dei sintomi da IBS in relazione all’assunzione di pasta con grano Timilia nei nostri volontari .
La suscettibilità alla celiachia evidenziata nei nostri volontari con test genetico, come ampiamente riferito da AIC in “Celiachia e test HLA Raccomandazioni” valuta la maggior o minor predisposizione di un individuo a sviluppare la malattia che è multifattoriale e non implica lo sviluppo di malattia, la cui diagnosi deve essere verificata con test sierologici e biopsia intestinale. Per sviluppare la malattia celiaca, la positività HLA DQ2, DQ8 o DQB1*02 deve essere associata a fattori di rischio, come l’esser genitori, figli, fratelli di celiaci, il diabete mellito tipo 1, la deficienza selettiva di IgA, la tiroidite autoimmune, l’epatite autoimmune, la sindrome di Down, la sindrome di Turner, la sindrome di Williams.
L’ Associazione Italiana Celiachia (AIC) stima che “…in Italia continentale più dell’80% dei celiaci ha la condizione genetica DQ2 (DQA1*05 e DQB1*02), il 10% è DQ8, 5% è DQB1*02 positivo ma DQA1*05 e rileva che l’’assenza di DQ2, DQ8 o DQB1*02 rende del tutto improbabile lo sviluppo della malattia e tranquillizza i familiari degli affetti, poiché il loro rischio di contrarre la malattia celiaca è uguale o inferiore a quello della popolazione generale (1 su 4 dei fratelli DQ2/DQ8 positivi ma nessuno tra quelli DQ2/DQ8 negativi). In questo caso la tipizzazione HLA ha soprattutto il significato di evitare successivi inutili controlli in soggetti non geneticamente predisposti alla malattia, con il doppio risultato di tranquillizzare coloro che risultino negativi e di alleggerire impegno e costi del follow-up..”.
All’inizio del nostro studio pilota (T1) la metà dei volontari rilevava suscettibilità alla celiachia (DQ2, DQ8, DQ2-DR7, DQ2-DR7, DQ2-DR3, DQ8-DR4 e DQ7-DR5) senza alterazioni anticorpali specifiche per la celiachia anti-tranglutaminasi (anti-TGA) IgA, una discreta presenza di anticorpi antigliadina (AGA) IgA (proteina presente nel grano), poca rilevanza di deficit di IgA seriche (indice sospetto di celiachia) o indice di IgA seriche ai limiti inferiori alla norma, intolleranze a svariati alimenti (latte, lieviti, grano, albume, tuorlo, gamberi,etc senza Prick test positivi (test cutanei di rilevazione allergia) a grano nei volontari selezionati per lo studio.
A T1 la maggior parte dei volontari con dolore addominale, meteorismo, irregolarità dell’alvo (stitico/diarroico) rilevava suscettibilità a sviluppare la malattia celiaca per la positività al test genetico HLA- DQ2, DQ8 e/o intolleranze alimentari a lieviti e latte e presenza di malattie autoimmuni della tiroide o a carico del tessuto connettivo. A T2 e T3 si è rilevato nella maggior parte dei volontari dal al netto miglioramento alla scomparsa del dolore addominale e meteorismo rilevato da EO in seguito all’assunzione della pasta Timilia sia nei volontari senza alterazioni di laboratorio, nei volontari con predisposizione alla celiachia, e nei volontari con AGA IgA elevate.
A T2/T3 la regolarizzazione della frequenza e della consistenza delle feci era presente in quasi tutti i volontari ad eccezione di 5 volontari di cui 1 volontario con allergia a Parietaria ed intolleranza a lieviti, 1 volontario con intolleranza a lieviti, 1 volontario con AGA IgA elevate in cui migliorava la frequenza ma invariato l’alvo diarroico;
A T3 2 dei 3 volontari con predisposizione alla malattia celiaca non riferivano più il dolore addominale, ed il dolore e meteorismo era drasticamente diminuito negli altri volontari. Nessuna variazione del meteorismo in 3 volontari con suscettibilità alla celiachia di cui 1 volontario con sclerosi multipla, in volontari con intolleranza al latte e solo lievemente diminuito in 2 volontari con AGA IgA elevate ed intolleranza ai lieviti. .
Il dolore e/o il meteorismo invariato e persistente rilevati in qualche volontari intollerante a latte/lieviti è ed in volontari con suscettibilità alla celiachia, è probabile che sia rispettivamente da imputare all’assunzione di alimenti intollerati e la presenza di patologia intestinale da approfondire.
A T1 il deficit di IgA totali (indice presente nella malattia celiaca) in volontari con AGA IgA elevate senza anti-TGA e IgG specifiche positive a grano, glutine, latte, albume viene sostituito in T3 con il loro aumento sino a raggiungere la norma. Potrebbe mostrare che l’introduzione del grano Timilia ha dato benefici sulla reazione immunitaria mostrata anche dal miglioramento dei sintomi clinici?
Nei volontari con con AGA IgA elevate e con suscettibilità alla celiachia c’è stato miglioramento dei sintomi clinici (in 2 volontari DQ2 omozigosi di cui 1 volontario con AGA IgA elevate e tiroidite di, Hasmimoto, in 1 volontario con DQ2 in eterozigosi ed IgG specifiche positive a mais con AGA IgA elevate e connettivite autoimmune, 1 volontario con DQ2 DR4 in eterozigosi e IgG positive ad albume). Si potrebbe ipotizzare che l’inserimento della pasta Timilia ha procurato indubbi benefici relativi all’infiammazione intestinale e tolleranza del quantitativo proteico del grano Timilia?
La presenza di IgA nei limiti inferiori della norma in 1 volontario, che ha interrotto lo studio, con DQ8-DR4 senza positività a AGA e IgG specifiche, con ipotiroidismo e pregresso Ca duttale,- madre del volontari con deficit di IgA seriche totali ed AGA IgA elevate e IgG specifiche positive a grano, glutine, latte, albume, con innalzamento delle IgA totali seriche a T3-, potrebbe presupporre nel figlio che l’alimentazione con grano Timilia è stato tollerato ed ha riportato alla norma le IgA seriche totali e quindi la reazione immunitaria a livello delle mucose. Inoltre questo volontario non ha la suscettibilità alla celiachia come invece è manifesta nella madre che non ha AGA IgA.
L’assenza di miglioramento clinico in volontario con DQ2 DR3 in eterozigosi e sclerosi multipla senza AGA IgA elevate e/o alterazioni di IgA seriche totali presuppone una patologia intestinale che necessita di ulteriori approfondimenti.
La positività ai Prick test Mix 1 Mix 2 ha determinato l’esclusione di 1 volontario, mentre la positività a parietaria e olivo non è stato valutato come indice di esclusione dallo studio, con rilevazione clinica di miglioramento dei sintomi gastrointestinali a T3. In 1 volontario con positività a parietaria e IgG positive a lievito che ha mantenuto invariata la sintomatologia di SII a T2, quando a T2 ha inserito il riso al posto della pasta Timilia ha avuto miglioramenti sintomatologici evidenti.
A T3 a tutti i volontari con positività HLA- DQ2 e/o DQ8 –DQ7 è stato consigliato di procedere con biopsia intestinale ed affidati alle cure dei singoli casi.
I diari alimentari hanno evidenziato diversi errori compiuti dai volontari che non hanno avuto o avuto lievi miglioramenti a T2 e T3, ad eccezione di un volontari con DQ2 DR3, senza miglioramento del meteorismo al contrario del miglioramento del dolore addominale, che ha assunto la pasta Timilia tutti i giorni, cereali a base di mais e latte, per cui va indagata la mucosa intestinale e sospesa l’alimentazione con glutine. Difatti il volontario con IgG positive a latte ha assunto la pasta Timilia a giorni alterni ma consumato altro grano (cornetti privi di latte); il volontari con DQ2 in omozigosi, AGA IgA elevate e IgG positive a latte ha assunto la pasta Timilia tutti i giorni ma anche latte, yogurth, barrette a base di latte sino a T2, a T3 ha eliminato il latte e si è assistito alla diminuzione dei sintomi dolore da VAS 6 a VAS 3 e meteorismo da VAS 7 a VAS 3; il volontari con Prick test positivo a parietaria, e IgG positive a lieviti che aveva assunto pasta Timilia tutti i giorni sino a T2 ma anche pane senza glutine e con lievito mostrava persistenza del dolore VAS 10 T2 e T1 (VAS 2 T3 assumendo riso al posto della Timilia) ed aumento del meteorismo VAS 10 rispetto VAS 1 T1 e T2 .
I volontari che hanno avuto lievi miglioramenti come il volontario con AGA IgA elevate aveva assunto la pasta Timilia tutti i giorni ma anche pane di grano Timilia misto ad altro grano al contrario della nostra indicazione; il volontario con IgG positive a lieviti aveva assunto la pasta Timilia tutti i giorni, ma anche pane di Timilia con lieviti e misto ad altro grano e biscotti con altro grano al contrario della nostra indicazione; il volontario con IgG positive a lievito aveva assunto pasta Timilia quasi tutti i giorni ma anche biscotti, grissini e pane senza glutine ma con lieviti. A T3 19 volontari hanno rilevato tramite BIA (bioimpedenza), che i valori antropometrici di base hanno mostrato una riduzione del BMI e una riduzione di peso significativa.

 
CONCLUSIONI
Lo studio pilota anche in esiguità di volontari e quindi non statisticamente significativo, dimostra nei volontari reclutati che attribuiscono i sintomi della SII all’assunzione di pane, pasta, pizza e prodotti da forno contenenti frumento, una discreta suscettibilità alla celiachia e/o con la patologia emergente, Gluten Sentitivity (GS)?
La GS nuova entità nosologica, oggetto ancora di definizione e discussione, 6 volte più frequente della celiachia, è una reazione nei confronti del glutine, che non è la celiachia, non di natura autoimmunitaria né di natura allergica, con sintomi gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi o alvo alterno) ed extraintestinali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica).). Alla base di questa patologia ci sarebbe un’alterata risposta immunitaria di tipo innato nei confronti del glutine, senza alterazioni della permeabilità intestinale (Fasano), al contrario della celiachia dove è aumentata, documentata dagli elevati livelli mucosali del marker di immunità innata Toll-like-receptor, e può contribuire alla genesi di alcune malattie come la malattia cronica intestinale, malattie autoimmuni, sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico) e dell’immunità adattativa alla base della celiachia (elevati livelli mucosali di IL-6 e IL-21, marker di immunità adattativa) (Fasano).
I soggetti con GS hanno alcuni sintomi in comune ai celiaci, ma a differenza di questi ultimi: - gli esami del sangue per la celiachia sono negativi; - non si riscontrano i tipici danni all’intestino tenue. Spesso nel 40-50% dei soggetti con GS si rilevano anticorpi anti Gliadina di prima generazione AGA IgG e una positività per HLA-DQ2 e/o DQ8 nel 50% dei casi circa rispetto al riscontro di questi marker genetici nel 99% dei celiaci e nel 30% della popolazione generale (Sapone). Secondo le stime della ricerca condotta dal Center for Celiac Research il 6% della popolazione USA, cioè circa 18 milioni di persone, è affetto da GS (Sapone).
La dieta priva di glutine determina la scomparsa dei sintomi che si ripresentano alla reintroduzione del glutine. La GS sembra legata ad un eccessivo consumo di grani trattati in modo da ottenere una quantità di glutine superiore al 12% rispetto al normale.
È stato, inoltre, dimostrato che un sottogruppo di soggetti schizofrenici e bambini con autismo può essere affetto da sensibilità al glutine.
Nel nostro studio abbiamo evidenziato un elevato numero di volontari con positività per HLA-DQ2 e/o DQ8, ma anche DQ2-DR7, DQ8-DR4 , in associazione a patologie con disregolazione autoimmune (tiroidite di Hashimoto, sclerosi multipla, connettivite autoimmune).
E’ verosimile che l’eccesso di proteine presenti nelle farine di grano tenero e duro in uso comune e/o le manipolazioni genetiche indotte con i raggi gamma nella varietà di grano Creso possa determinare infiammazione della mucosa intestinale, aumentare la permeabilità intestinale con successiva disregolazione immunitaria ed indurre la SII, la GS e altre patologie autoimmuni?
Lo studio pilota ha comunque mostrato che la maggior parte dei volontari con sintomi da IBS, con positività per HLA DQ2 e/o DQ8 ma anche per altri aplotipi, utlizzando nella loro dieta il grano Timilia, pur per un breve periodo di tempo e senza modificare la loro dieta abituale, ad eccezione del divieto di utilizzare il pane di frumento ed altri prodotti da forno che contenessero il frumento, ha prodotto la scomparsa o la notevole diminuzione dei sintomi gastrointestinali. Al contrario la persistenza o lieve miglioramento dei sintomi gastrointestinali, in coloro che hanno assunto nella loro dieta alimenti, per i quali era stata accertata l’intolleranza attraverso i test immunoenzimatici IgG specifici, sembrano dimostrare la sensibilità dei test immunoenzimatici. Viene confermata la non specificità deiI test Cytotex per individuare l’intolleranza al grano, rilevato al contrario dai test immunoenzimatici in 2 volontari. Ulteriori studi statisticamente significativi necessitano per poter affermare le ipotesi riportate.
Ipotizziamo quindi che la pasta prodotta con semole della sola varietà Timilia, che ha un quantitativo proteico inferiore ( 10,50%) ai grani di uso comune, insieme ad altre caratteristiche chimiche (presenza di ciclodestrine?), la provenienza da coltivazione che non fa uso di prodotti chimici, la produzione artigianale con trafile in bronzo ed essicazione statica a bassa temperatura, lo stoccaggio e la molitura effettuati separatamente per le singole varietà, insieme alle materie prime, abbiano contribuito al beneficio che i volontari hanno tratto dall’uso della pasta con grano Timilia.
La teorizzazione chimica che ha basato la scelta della pasta essiccata a bassa temperatura, sembra che abbia avuto un riscontro nell’osservazione medica. Difatti il presupposto della scelta della pasta a bassa temperatura è basato sull’impedimento della formazione di composti derivati dalla reazione di Maillard, che è l’imbrunimento degli zuccheri, - come nei prodotti da forno pane, biscotti, pasta essiccata ad alta temperatura etc.- in presenza di residui amminoacidici (lisina, arginina, triptofano, istidina ) e formazione di proteine glicosilate che non sono riconosciute dagli enzimi proteolitici e quindi non possono essere digerite. Potrebbe la reazione di Maillard associata al ridotto rilascio di ciclo destrine, in grado di creare una barriera protettiva intestinale, essere la causa di fenomeni di risposta immunitaria a sostanze non riconosciute o non metabolizzabili?
Lo studio pilota ha rilevato quindi che ci sono i margini per iniziare il Trial clinico in cui estendere la metodologia dello studio pilota ad un numero di soggetti che per ampiezza e composizione rispettino i canoni dell’indagine medica rappresentativa. Inoltre sarà possibile verificare gli effetti della fascinazione psicologica sulla produzione degli enzimi legati alla digestione del cibo, ed altri interessanti dati nell’ambito chimico, diagnostico di laboratorio e terapeutico, economico e culturale.
Ci auspichiamo che gli enti locali, Assessorato alla Salute, Assessorato all’Agricoltura, Università degli studi della ns Regione insieme ai soggetti promotori dello studio pilota, possano collaborare attivamente, al fine di produrre un ampio studio che possa fornire delle risposte alle domande che ci poniamo e risultati statisticamente significativi a beneficio della salute dei soggetti affetti da disturbi alimentari associabili al frumento ed i suoi derivati, con ricadute positive sull’economia siciliana e sul fronte occupazionale.


°Legenda da Associazione Italiana Celiachia” Celiachia e test HLA Raccomandazioni:
 HLA (antigene leucocitario umano), sistema di molecole glicoproteiche che trovano sulla superficie di alcune cellule immuno-competenti e che "aiuta" il sistema immunitario a riconoscere ciò che dovrebbe attaccare
 °DQ2 e DQ8 sono glicoproteine presenti sulla superficie di alcune cellule del sistema immunitario, formate da due catene diverse, alfa e beta, e perciò dette eterodimeri. Le catene alfa e beta sono codificate dai geni DQA1 e DQB1 rispettivamente.
 °Alleli: forme alternative di un gene nello stesso locus (sinonimo di gene è la posizione occupata dal gene nel cromosoma). In un individuo diploide, possono essere presenti al massimo due alleli diversi, uno ereditato dal padre e uno dalla madre
 °Eterodimero: molecola formata da due subunità diverse (es catena alfa e catena beta)
 °Omozigote: alleli identici nello stesso locus su cromosomi omologhi (es. AA)
 °Eterozigote: alleli diversi nello stesso locus su cromosomi omologhi (es.Aa)
Bibliografia

- Catassi C1, Bai JC, Bonaz B, Bouma G, Calabrò A, Carroccio A, Castillejo G, Ciacci C, Cristofori F, Dolinsek J, Francavilla R, Elli L, Green P, Holtmeier W,Koehler P, Koletzko S, Meinhold C, Sanders D, Schumann M, Schuppan D, Ullrich R, Vécsei A, Volta U, Zevallos V, Sapone A, Fasano A. Non-Celiac Gluten sensitivity: the new frontier of gluten related disorders. Nutrients. 2013 Sep 26;5(10):3839-53. doi: 10.3390/nu5103839. - Fasano A. Leaky gut and autoimmune diseases. Clin Rev Allergy Immunol. 2012 Feb;42(1):71-8. doi: 10.1007/s12016-011-8291-x. Review. - Fasano A.Zonulin and its regulation of intestinal barrier function: the biological door to inflammation, autoimmunity, and cancer. - Physiol Rev. 2011 Jan;91(1):151-75. doi: 10.1152/physrev.00003.2008. Review - Barada K, Habib RH, Malli A, Hashash JG, Halawi H, Maasri K, Tawil A, Mourad F, Sharara AI, Soweid A, Sukkarieh I, Chakhachiro Z, Jabbour M, Fasano A, Santora D, Arguelles C, Murray JA, Green PH. Prediction of celiac disease at endoscopy.Endoscopy. 2014 Feb;46(2):110-9. doi: 10.1055/s-0033-1359200. Epub 2014 Jan 29. - Hollon JR, Cureton PA, Martin ML, Puppa EL, Fasano A. Trace gluten contamination may play a role in mucosal and clinical recovery in a subgroup of diet-adherent non-responsive celiac disease patients.BMC Gastroenterol. 2013 Feb 28;13:40. doi: 10.1186/1471-230X-13-40 - Mearin F, Peña E, Balboa A. Importance of diet in irritable bowel syndrome. Gastroenterol Hepatol. 2014 Feb 27. pii: S0210-5705(14)00028-4. doi: 10.1016/j.gastrohep.2013.12.010 - Mansueto P, Seidita A, D'Alcamo A, Carroccio A. Non-celiac gluten sensitivity: literature review. J Am Coll Nutr. 2014 Feb;33(1):39-54
- Lau NM, Green PH, Taylor AK, Hellberg D, Ajamian M, Tan CZ, Kosofsky BE, Higgins JJ, Rajadhyaksha AM, Alaedini A. Markers of Celiac Disease and Gluten Sensitivity in Children with Autism.PLoS One. 2013 Jun 18;8(6):e66155. Print 2013- Sandström O, Rosén A, Lagerqvist C, Carlsson A, Hernell O, Högberg L, Ivarsson A. - Transglutaminase IgA antibodies in a celiac disease mass screening and the role of HLA-DQ genotyping and endomysial antibodies in sequential testing. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2013 Oct;57(4):472-6 - Molina-Infante J, Santolaria S, Fernandez-Bañares F, Montoro M, Esteve M. Lymphocytic enteropathy, HLA-DQ2/DQ8 genotype and wheat-dependent symptoms: non-celiac wheat sensitivity or Marsh I celiac disease?Am J Gastroenterol. 2013 Mar;108(3):451 - Sapone A, Lammers KM, Casolaro V, Cammarota M, Giuliano MT, De Rosa M, Stefanile R, Mazzarella G, Tolone C, Russo MI, Esposito P, Ferraraccio F, Cartenì M, Riegler G, de Magistris L, Fasano A. Divergence of gut permeability and mucosal immune gene expression in two gluten-associated conditions: celiac disease and gluten sensitivity.BMC Med. 2011 Mar 9;9:23. doi: 10.1186/1741-7015-9-23 - “First International Consensus Conference on Gluten Sensitivity”, Londra 11-12 febbraio 2011 - “14th International Coeliac Disease Symposium” “Non-Coeliac Gluten Intolerance” session Oslo 20-22 giugno 2011

Wedding Dresses